venerdì 21 giugno 2013
PROCIDA, STOP ALLE RUSPE
Sentenza storica quella
che è stata pronunciata dalla Corte Suprema di Cassazione nei giorni scorsi.
Una decisione che sconfessa completamente quanto stabilito dalla Corte di
Appello di Napoli che, di concerto con la Procura Generale, stava avviando
tutte le procedure per rendere esecutiva la demolizione di una parte di
un’abitazione procidana, la cui costruzione era stata precedentemente sanata
attraverso l’ applicazione dell’art. 9. La decisione delle toghe capitoline è
giunto in seguito al ricorso «manifestamente
meritevole di accoglimento» presentato dal noto avvocato cassazionista
ischitano Bruno Molinaro. Ecco, in estrema sintesi, le motivazioni della
sentenza «La stessa ordinanza impugnata
rileva che la ricorrente ha ottenuto una concessione edilizia in sanatoria
basata sull’applicazione della legge regionale n. 10/2004, che all’articolo 9
stabilisce che i procedimenti in sanatoria derogano alle previsioni
dell’articolo 32 legge 47/1985 (…). Non si tratta, quindi, di ipotesi di
condono riconducibile all’articolo 32 legge 326/2003 (…). Quanto poi alla
mancanza di parere paesaggistico, la giurisprudenza di questa Suprema Corte (…)
ha chiarito che il divieto di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica in
sanatoria (…) non è applicabile alle ipotesi in cui la sanatoria è prevista
dalla normativa in tema di condono edilizio (…)». Nella serata di
venerdì 14 giugno siamo riusciti a metterci in contatto telefonico con Bruno Molinaro per meglio conoscere i
dettagli di una sentenza davvero molto rilevante, non fosse altro per il
delicato tema che essa va a disciplinare. L’avvocato Molinaro, che non nasconde
affatto la propria soddisfazione per questa storica pronuncia della Suprema
Corte, dichiara
«La
Cassazione ha ritenuto opportuno annullare la demolizione di un’opera per la
quale era stata rilasciata la concessione senza il parere paesaggistico,
rispettando la procedura semplificata, di cui all’art. 9 della legge regionale
n° 10/2004. La Corte da un lato ha annullato la demolizione poiché la
concessione era stata rilasciata ed anche perché in Campania questa è una norma
non sindacabile sotto alcun profilo, dall’altro ha bacchettato la Corte di Appello di Napoli che aveva dichiarato
che bisognava demolire quella costruzione. La Cassazione ha quindi annullato la
demolizione, ordinando di rifare il processo davanti ad un’altra sezione della
Corte di Appello di Napoli. Dalla motivazione emerge che la concessione, sia
pure rilasciata con procedura semplificata, è intangibile perché regolarizza il
bene, impedendone la demolizione». Molinaro aggiunge che sulla questione
erano già intervenute altre pronunce della sezione distaccata del Tribunale di
Napoli e che la sentenza, pronunciata dalla III sezione penale della Corte, pone
fine ad ogni ulteriore polemica. L’avvocato esprime le sue considerazioni anche
in merito alle critiche scaturite dopo la presentazione del ddl grillino «La proposta degli attivisti del Movimento 5
Stelle non è affatto un condono “mascherato”. Questa proposta di legge, così
come è stata articolata, non estingue il reato penale, né incide in alcun modo sul
reato edilizio, bensì esclusivamente sulla situazione amministrativa della
demolizione. Questa è una differenza fondamentale rispetto al condono tipico,
che prevede anche l’estinzione del reato: una volta pagata l’oblazione,
infatti, il reato decade. La legge targata M5S, invece, non fa venir meno il
reato, poiché una volta che il soggetto è stato condannato rimane tale. La
legge che abbiamo proposto alla commissione della Camera dei Deputati intende venire incontro al cittadino che,
avendo fatto ammenda dei propri errori, effettui un “ravvedimento operoso”,
presentando il progetto di un’opera che potrà essere eseguita in piena
conformità con quanto è previsto dalle vigenti normative in materia di tutela
ambientale». Francesco Castaldi
VIETTI «FAVORIRE SANZIONI ALTERNATIVE A DETENZIONE»
Venerdì 14 e sabato 15
giugno, presso la sala congressi dell’albergo “Regina Isabella” di Lacco Ameno, si è svolto un importante convegno,
avente ad oggetto “Crisi ed insolvenza delle società private e pubbliche”.
L’evento, organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti
Contabili di Napoli e di Palermo con il patrocinio del Comune di Lacco Ameno ed
in collaborazione con la Sezione fallimentare del Tribunale di Napoli, ha visto
la presenza dell’avv. Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio Superiore
della Magistratura.
Vietti, durante i lavori, ha presentato il suo nuovo volume
“Facciamo Giustizia”, affiancato dal giornalista e vicedirettore del TG1
Gennaro Sangiuliano. Nel corso del suo intervento, Vietti ha evidenziato la
necessità di «favorire un forte investimento nelle modalità di soluzione
delle controversie alternative alla via giudiziaria» per quanto attiene il settore civile. Al
tempo stesso è indispensabile comminare, in ambito penale, delle «sanzioni
alternative alla detenzione» evitando, in questo modo, l’ostruzione
del sistema. Il vicepresidente del CSM ha poi dichiarato all’Ansa, in merito
alle demolizioni delle case abusive in seguito a sentenze penali passate in
giudicato, che «Il nostro è un sistema
per cui, per arrivare ad una sentenza penale passata in giudicato, ci vuole un
tale sforzo e un tale tempo per cui credo che nessuno possa più chiedere tempi
supplementari».
I lavori mattutini sono stati preceduti dai saluti di Carmine
Monti, sindaco di Lacco Ameno, dal presidente dell’Assoforense Ischia, Gian
Paolo Buono, e dal dott. Antonio Tuccillo, segretario ODCEC. Ed e proprio quest’ultimo
a riassumere in poche battute le finalità del convegno «Abbiamo scelto quest’argomento perché riteniamo che il tempo della
grande industrializzazione sia finito. Oggi l’impresa familiare,
zoccolo duro dell’economia italiana, deve essere coltivata e supportata. Gli
accordi di ristrutturazione, messi a disposizione dal legislatore, possono
essere uno strumento per uscire dalla crisi, e andrebbero sfruttati nel migliore
dei modi». Molto spazio è stato inoltre dedicato alla problematica della
sezione distaccata di Ischia. L’avv. Gian Paolo Buono, a margine dell’evento,
ha infatti dichiarato alla stampa «(…) siamo riusciti ad ottenere
un incontro con il vicepresidente Vietti al quale sarà presente anche il
Presidente del Tribunale. Speriamo di ottenere delle risposte positive». Francesco Castaldi
lunedì 17 giugno 2013
TOLKIEN E IL SIGNORE DEGLI ANELLI
di Giovanni Lamonaca
«Iniziai con il linguaggio e mi ritrovai ad inventare leggende dello stesso sapore».
John Ronald Reuel Tolkien è senza dubbio uno dei più celebri
autori del ‘900, famoso soprattutto per le sue opere: Il Signore Degli Anelli,
Lo Hobbit e Il Silmarillion, riconosciute come pietre miliari del genere
fantasy. Ma il grande merito dell’autore britannico è quello di aver creato un
Universo immaginario, popolato da creature e luoghi fantastici, così come linguaggi
e scritture, una vera e propria mitopoiesi e in questo mondo egli inserisce le
sue storie, le avventure dei suoi personaggi. Tolkien sente il bisogno di
creare un mito alla maniera greca per la sua Inghilterra, giacché gli inglesi
non hanno mai avuto una tradizione mitica. Il Signore degli Anelli, può essere
visto come un'esplorazione, da parte di Tolkien, dei suoi interessi per la
filologia, le fiabe e la mitologia, sia norrena che celtica. Tolkien infatti
riempì in maniera incredibile la sua opera di dettagli e particolari: creò una
vera e propria mitologia per la sua Terra di Mezzo, con tanto di genealogie dei
personaggi, linguaggi dei vari popoli, tradizioni, calendari e storie; dettagli
che vanno spesso al di là della narrazione dei vari libri, che sono quindi,
apparentemente, fini a sé stessi. Scrittore, filologo, glottoteta e linguista
britannico fu professore all’Università di Oxford.
LIFE: J.R.R. Tolkien
John Ronald
Reul Tolkien was born in Bloemfontein, South Africa, January 3, 1892, to
English parents native of Birmingham. When his father died, in 1896, the family
moved to England, to Sarehole, near Birmingham. On the death of his mother,
from whom he inherited the love for Tolkien's languages and ancient legends, he
was educated by a Catholic priest of the Oratory, P. Francis Xavier Morgan. In
1915 he obtained a Bachelor of Arts degree from the 'Exeter College, Oxford. He
returned to Oxford after fighting in World War I, he became Master of Arts in
1919, and collaborated Oxford Dictionary English. He was a teacher of
Anglo-Saxon language and literature from 1925 to 1945, and then to English
language and literature until his retirement from teaching. He died in
Bournemouth September 2, 1973. His most important works are: The Silmarillion,
The Hobbit and his masterpiece The Lord Of The Rings.
THE HOBBIT:
Gandalf and
the 13 dwarves, captained by Thorin,
arrive at Bilbo's house. The purpose of this adventure is to regain the
treasury of the Dwarves stolen by the dragon Smaug , which is located in
Erebor, the Lonely Mountain ancient kingdom of the dwarves . The Fellowship
starts of the adventure. The Fellowship enters into the Lone-lands. Bilbo and the Dwarves are kidnapped by three
trolls, but Gandalf saves them. The Fellowship comes to the house of King
Elrond, where they are housed. The adventurers climb mountains but are captured
by orcs. They can to escape but in the
escape Bilbo is lost. Bilbo finds the ring and makes a race riddles against
Gollum, This ring has the power to become invisible. Bilbo finds other
companions and the fellowship restarts. The Fellowship is attacked by
werewolves and then by orcs, but is saved
by eagles. The eagles bring the fellowship at the house of Beorn, a man who can
transform into a bear. Beorn offers to fellowship supplies and ponies. The Fellowship leaves the house of Beorn and
reaches the edge of Mirkwood, where
Gandalf separates from the group to another commitment. In the forest the dwarves are captured by
spiders, but Bilbo with the help of the ring is able to save them. Then the
dwarves are captured by the sylvan elves and taken to the king of the elves who
puts them in prison, Bilbo thanks to its ring is not captured and tries to help
his fellows. After a few days, Bilbo manages to find all the cells and the
hobbit began to devise a plan to escape. During a big party, Bilbo free friends
and packs them into the barrels, these barrels are transported by the river, and
so the dwarves and the hobbit reach the city of Men, called Laketown, here are
welcomed joyfully. After fifteen days
the dwarfs resume their journey along the River Flowing and through the
Desolation of the Dragon, to arrive at the foot of the Lonely Mountain, where
there is treasure. Bilbo can not find the secret door with the key of Thorin to
open it. The Hobbit is the first to explore the dragon's lair. The dragon awakens and his anger blocks the
Fellowship the within the Mountain. Then is the long conversation between Bilbo
and the dragon. Smaug goes to the city of Lake. Bilbo recovers from the
treasury of the Arkenstone, a precious stone of the grandfather of Thorin, but
hides the rest of the Fellowship. The Fellowship comes out of the Mountain. Smaug
attacks Laketown, but Bard manages to kill the huge beast. The elves come to
help the Men of the Lake. Then together set off for the mountain to get their
share of the treasure. The dwarves meet the imperial crows, and so come to know
about what is going on and are locked away in the Mountain to defend the
treasure. So begins the siege of the Mountain. Thorin is immovable and does not
want to surrender to the requests of men and elves. Bilbo escapes and delivers
the Arkenstone to Bard order to better deal with Thorin, then back among the
dwarves. Thorin, when he finds out what happened, Bilbo move away. He still
does not want to share the treasure and expects help from the dwarves of Dain.
Here come the dwarves of Dain against elves and men. The battle is locked in
the bud by Gandalf, because even orcs and werewolves want the treasure and are
ready to fight. Start the Battle of Five Armies: dwarves, men and elves against
orcs and werewolves. The intervention of Thorin is able to give a little
'breathing the deployment friend, but the orcs are many. They arrive on the
battlefield large eagles and the situation changes the situation. Bilbo loses
consciousness for a stone. Arrives Beorn who kills the leader of the orcs Bolg
and the forces of good win victory. Bilbo awakens and is conducted to the camp.
Thorin dies from injuries, but before dying makes peace with Bilbo. It is told
as Bilbo ended the battle, including the arrival of Beorn. The treasure is
divided among the winners: Dain becomes the new King of the Mountain, Bard
becomes the king of Laketown and Thorin was buried together all'Archepietra.
Bilbo returns home with his share of the treasure, where stands the mithril coat given to him by
Thorin, before the latter died.
LA GRANDE GUERRA
Un evento che segnò profondamente Tolkien fu la prima guerra
mondiale. Arruolatosi come volontario nell’esercito inglese prese parte alla prima
guerra mondiale combattendo la sanguinosa battaglia lungo le sponde della
Somme, fiume situato nella Piccardia (Nord-ovest
della Francia). La morte di centinaia di migliaia di uomini servì solo a far
guadagnare un fazzoletto di terra all’esercito dell’Intesa.
La prima guerra mondiale (19 14- 18) fu il risultato delle
tensioni tra le potenze europee. La Germania voleva imporsi come Paese guida
del continente, ma era contrastata dall'Inghilterra e dalla Francia. L'impero
austro-ungarico e quello russo vedevano invece minacciata la loro integrità
dalle richieste di indipendenza dei popoli sottomessi. La scintilla del conflitto
fu l'assassinio di Francesco Ferdinando, erede alla corona asburgica.
L'Austria-Ungheria ne ritenne responsabile la Serbia e le dichiarò guerra. Il
meccanismo delle alleanze portò in breve alla nascita di due schieramenti: da
un lato la Triplice Intesa (Inghilterra, Francia e Russia), dall'altro Germania
e Austria-Ungheria. L'Italia si mantenne all'inizio neutrale. La Germania
attaccò la Francia nell'agosto 1914. Tedeschi penetrarono nel territorio nemico
ma furono sconfitti nella battaglia del fiume Marna. La guerra di movimento
divenne così guerra di posizione, combattuta nelle trincee. Nel maggio del
1915, dopo lunghi contrasti interni, l'Italia entrò in guerra a fianco
dell'Intesa. Nel 19 17 si verificarono due fatti di importanza decisiva: la firma
dell'armistizio tra Germania e Russia (sconvolta dalla Rivoluzione bolscevica)
e 'ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Nel 1918 le forze
dell'Intesa si imposero definitivamente sul fronte occidentale, mentre le
truppe italiane vincevano gli austriaci a Vittorio Veneto. La guerra era
terminata, lasciando dietro di sé milioni di vittime. La conferenza di Parigi
(1919) impose condizioni molto dure alla Germania (dove era nata una
repubblica) in termini di riduzioni territoriali e risarcimenti in denaro.
Piccole repubbliche divennero l'Austria e l'Ungheria, mentre la Polonia ottenne
l’indipendenza. Nel 1923 anche la Turchia divenne una repubblica. L'Italia
acquisì il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia, Trieste, l'Istria e la
città di Fiume. La Jugoslavia divenne un regno di territori non omogenei.
Dall'unione di Boemia, Moravia e Slovacchia nacque infine la Cecoslovacchia. Nel
1920 fu istituita la Società delle Nazioni, col proposito di garantire la pace
nel mondo, sostenendo la via diplomatica per risolvere i conflitti. I risultati
furono però deludenti. La crisi economica in Europa, aggravata dal problema dei
debiti e dei danni di guerra, favorì lo sviluppo di Stati Uniti e Giappone.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI: ANALISI DELL’OPERA
BREVE TRAMA: Il fulcro centrale di questo romanzo è la storia
che gira intorno a un Anello, detto l’Unico. Questo anello deve essere
distrutto per porre fine al dominio di Sauron sulla Terra di Mezzo. Per questo
motivo il giovane hobbit Frodo Baggins si fa carico di questo anello e aiutato
da una compagnia rappresentata dalla genti libere parte per il Monte Fato,
unico luogo dove l’anello può essere distrutto. Dopo una serie di peripezie
Frodo riesce a distruggere l’anello e a liberare il mondo dal male.
ANALIZZANDO L’OPERA SI POSSONO RISCONTRARE NUMEROSE TEMATICHE
CHE SEGNANO IL ROMANZO IN MANIERA INDELEBILE:
LA PIETA’: “Il vero
coraggio si basa sul sapere non quando prendere una vita, ma quando
risparmiarla”.
All’inizio de “Il Signore degli Anelli” Gandalf interviene su
questo tema parlando con Frodo che chiede perché Bilbo non abbia dato la morte
a quella vile ed ignobile creatura quando ne aveva avuta l’occasione. Le parole
di Mithrandir sono decise ed invitano lo hobbit a delle considerazioni meno
superficiali e distintive:
“Se
la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono
morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora
non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che
nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze. Ho poca speranza che
Gollum riesca…a guarire prima di morire. Ma c’è una possibilità…Il cuore mi
dice che prima della fine di questa storia l’aspetta un’ultima parte da recitare…e
quando l’ora giungerà, la pietà di Bilbo potrebbe cambiare il corso di molti
destini, e soprattutto del tuo”.
In questo passo del romanzo, Gandalf dà un giudizio preciso
sulla questione: l’uomo non è padrone della vita, perché questa è un dono e
allora non può essere padrone neanche della morte. L’uomo (o hobbit che sia) è
chiamato alla pietà, alla misericordia e ad evitare la violenza, quando questo
è possibile. Lo stregone è certo, nella sua saggezza, che la pietà porti a
conseguenze positive non solo sul futuro svolgimento dei fatti, ma anche sulla
persona che compie tale gesto. Sempre parlando a Frodo, riguardo a Bilbo,
spiega:
“Fu
la pietà a fermargli la mano. Pietà e misericordia: egli non volle colpire
senza necessità. E fu ben ricompensato di questo suo gesto…Stai pur certo che
se è stato grandemente risparmiato dal Male, riuscendo infine a scappare e a
trarsi in salvo è proprio perché all’inizio del suo possesso dell’Anello vi è
stato un atto di pietà”.
Le parole di Gandalf vengono concretizzate alla fine
dell’opera quando Gollum pone fine all’incertezza di Frodo, precipitando col
suo tesoro nella lava del Monte Fato. Da questo brevissimo saggio emerge come
la pietà, nel Signore degli anelli, sia un sentimento che appare di debolezza,
mentre si rivela sempre poi essere un simbolo di forza e di vittoria. La pietà
che non ci fa diventare schiavi della violenza e del rancore.
Anche in Leopardi troviamo il tema della pietà. Pietà che è
il vero significato poetico del suo pessimismo cosmico. Essa viene colta
dall’autore nel suo valore universale e quindi come pietà non solo per se ma
anche per gli altri. La pietà di Leopardi è attiva, vuole consolare e rendere
consapevoli del destino che la Natura ha attribuito agli uomini. Per questo
motivo nell’ultima parte della sua produzione, con la Ginestra, Leopardi ci
parla di pessimismo eroico, ovvero di quella consapevolezza, acquistata tramite
la pietà e la compassione, che il proprio destino è uguale a quello di tutti
gli uomini che porta all’unione dell’umanità per l’inutile lotta contro la
Natura.
L’UMILTA’:
“Non lo so... Saruman ritiene che
soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò
che ho scoperto io. Ho scoperto che sono le piccole cose... le azioni
quotidiane della gente comune che tengono a bada l'oscurità. Semplici atti di
gentilezza e amore.”
Tolkien afferma, in una delle sue lettere, che “la mia storia
è stata uno studio sulla nobilitazione o santificazione degli umili”. Gandalf,
nel consiglio di Elrond, afferma che solo chi si fa umile può vincere. Dove
falliscono i grandi, riescono i piccoli perché sia ancora più evidente che è la
grazia divina ad operare. Gli umili sono i veri vincitori, non solo il piccolo
ed umile popolo Hobbit, ma anche i più umili di esso, come Sam.
Anche Manzoni decide di parlare, nel suo romanzo, dei
“fantasmi della storia”, cioè di coloro di cui non si parla mai: gli umili.
Essi non sono più protagonisti delle tradizionali vicende comiche o grottesche,
ma nella narrazione della loro storia c’è la serietà tragica della vita. La
loro unica speranza è la fede, perché Dio, attraverso la Provvidenza, li
premierà durante la vita per i dolori a cui sono stati sottoposti.
PROVVIDENZA:
“Dietro a questo incidente vi era
un’altra forza in gioco, che il creatore dell’Anello non avrebbe mai
sospettata. E’ difficile da spiegarsi, e non saprei essere più chiaro ed
esplicito: Bilbo era destinato a trovare l’Anello, e non il suo creatore. In
questo caso, anche tu eri destinato ad averlo, il che può essere un pensiero
incoraggiante”.
Il Signore degli Anelli è permeato dalla fede cattolica.
Tolkien fa si che le azioni di tutti i personaggi, buoni e cattivi, siano
spinte da una Mano superiore, che non nomina mai. I suoi personaggi, seppur
convinti di agire liberamente e per loro volontà, sono strumenti di un piano
superiore. E’ la Grazia, o Necessità, che fa si che i protagonisti compiano la
loro missione.
Per Manzoni gli uomini non hanno alcuna possibilità di
dirigere autonomamente la propria vicenda terrena e di modificare con le loro
forze il loro destino. Arbitro assoluto della vita umana e unico conoscitore
del bene e del male è Dio. Dio interviene nella vita umana attraverso la sua
imperscrutabile “provvidenza”, in modi e tempi incomprensibili alla ragione
umana. Questo tuttavia non comporta una rinuncia al libero arbitrio o alla
passività di fronte alla storia: la Provvidenza offre a chiunque l’occasione di
agire moralmente e di realizzare un ideale di vita cristiana.
Dante non comprende come possa succedere che da un padre
liberale discenda un figlio avaro, e Carlo spiega che ciò dipende
dall’intervento della Provvidenza divina, che tende a differenziare le
attitudini degli uomini affinché questi possano soddisfare i molteplici compiti
della vita sociale. A questo fine, i cieli esercitano il proprio influsso sugli
uomini al momento della nascita, senza tener conto dell’indole dei padri. Carlo
afferma poi che l’indole naturale provoca risultati negativi se non è
assecondata da condizioni favorevoli; e purtroppo, sulla terra, gli uomini
dimostrano di essere usciti fuori dalla retta via, poiché costringono al
sacerdozio coloro che sono nati per la guerra e fanno re chi è invece incline a
predicare.
Persino nell’arte ritroviamo il tema della Provvidenza, come
aiuto provvidenziale del Creatore, che salva l’umanità dal naufragio e più
precisamente lo ritroviamo nel famoso dipinto del pittore romantico francese
Théodore Géricault (1791 – 1824). Esso è un olio su tela che prende spunto da
un fatto di cronaca: il naufragio della nave francese Medusa avvenuto a largo
delle coste africane; i naufraghi furono alla deriva per molti giorni su una
zattera. Attraverso l’espressione dei naufraghi, l’artista vuole comunicarci
quel senso di speranza, di lotta per la salvezza, di disperazione e di
rassegnazione alla morte che era presente nei cuori di tali persone. Gli
sguardi dei naufraghi sono tutti rivolti su l’unico uomo che si erge tra loro e
che comunica speranza a tutti gli altri. Egli ha avvistato una nave all’
orizzonte, l’Argo, la nave della salvezza, simbolo dell’aiuto divino loro
concesso.
NOSTALGIA:
“Come fai a raccogliere le fila di
una vecchia vita... come fai ad andare avanti... quando nel tuo cuore cominci a
capire... che non si torna indietro... ci sono cose che il tempo non può
accomodare... ferite talmente profonde... che lasciano un segno”.
La Nostalgia romantica (Sehnsucht, termine coniato dai
fratelli Schlegel) è un sentimento diverso da quello che ha assunto in tempi
recenti: esso, infatti, è esprimibile come una sorta di “smania del
desiderare”, di “infinito desiderio di infinito” destinato ad essere
inappagato, una costante frustrazione che pervade anche i personaggi dell'opera
tolkieniana. Gli animi di Bilbo e Frodo sono devastati da questo sentimento,
che li rende dipendenti dall'Anello e rende loro impossibile separarsene: senza
di esso, infatti, essi divengono irascibili e depressi, arrivando quasi a fare
del male a persone a loro care pur di riottenerlo. L'Anello diviene in questo
modo l'Assoluto romantico (continuo tendere all’infinito), l'entità senza la
quale l'uomo non riesce a liberarsi dalle sensazioni di impotenza e oppressione
che gravano su di lui. Una volta distrutto l'Anello, Frodo non può più vivere
nella Contea ma deve partire per il Reame Beato di Valinor, una sorta di
rappresentazione della morte, l'unico modo in cui egli può attenuare il suo
dolore. Anche gli Elfi dopo la distruzione del potente oggetto sono costretti a
lasciare la Terra di Mezzo, in quanto anche i tre anelli elfici, connessi in
qualche modo all'Unico, hanno cessato di funzionare; sono anche loro consumati
quindi dalla brama dell'Assoluto romantico. Questo atteggiamento abbandonato,
di disinteresse verso la vita è lo stesso che pervade le pagine di una delle
grandi opere del romanticismo: le Ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo;
infatti, il protagonista è condotto al suicidio (o, nel caso di Il Signore
degli Anelli, alla partenza per Valinor) da una vuotezza interiore che lo
corrode dall'interno. La Sehnsucht può essere infine espressa anche come
nostalgia verso il passato. Nell'opera vi sono dei personaggi come Aragorn e
Boromir che devono sostenere sulle loro spalle il peso delle generazioni
precedenti: il primo del suo antenato Isildur, il secondo, in misura minore,
del padre Denethor.
Nella letteratura latina, la figura che incarna questo
atteggiamento eroico, sino alla suprema affermazione di sé con il suicidio è
Catone Uticense. Il suo personaggio è tra i protagonisti del Bellum Civile di
Marco Anneo Lucano. In lui l’autore proietta i valori positivi della libertas
repubblicana e l’incarnazione del sapiente stoico. Lo spessore morale con cui
Lucano costruisce il suo Catone lo rende moralmente superiore agli stessi dei.
Un vero martire della libertà, che per non cadere in preda alla dittatura
cesariana sceglie la via del suicidio. Infine possiamo la repubblica romana
muore insieme a Catone.
PROGRESSO:
“Le fiamme di Isengard si
spargeranno, i boschi di Tucboro e della Terra di Buck bruceranno, e quello che
una volta era verde e bello in questo mondo sparirà. Non ci sarà più una
Contea, Pipino”.
La bellezza della natura è sempre stato un tema caro
all'autore inglese, contrario al suo sfruttamento e quindi all'industria; gli
esseri malvagi dei suoi racconti, infatti, sono spesso descritti utilizzando
metafore riferibili al mondo delle macchine, come Saruman, il quale "Ha un
cervello fatto di metallo e d'ingranaggi". La distruzione da parte sua
della foresta di Fangorn spinge Barbalbero e gli Ent a schierarsi contro di
lui. Attraverso il riferimento continuo fra industria e guerra come sinonimi,
specialmente in relazione alla produzione da parte di Saruman di un esercito di
Uruk-hai, Tolkien presenta un'immagine molto negativa dell'industria e del
progresso tecnologico. Infatti tale visione del progresso e della tecnologia è
assai cupa e misteriosa. Per Tolkien “l’Anello è la macchina perfetta”,
incarnazione della tecnologia stessa; uno strumento che l’uomo brama di
possedere ed usare, magari a fin di bene. Ma anche se si parte con i migliori
propositi, “la Macchina può solo distruggere e corrompere, mai creare o
preservare”.
Ad esempio, per Verga, il progresso è visto come una fiumana
inarrestabile che travolge tutti senza pietà. Tale progresso va avanti
attraverso una selezione naturale che è terribile, e Verga si propone di
osservare da vicino lo scorrere del progresso, e quindi ne osserva le vittime,
ovvero i deboli che cadono per via, rendendole protagoniste di tutte le sue
opere. Quindi Verga tende a sottolineare i risvolti negativi che il progresso
causa alla vita dei “vinti”.
Kierkegaard rifiuta la modernità, il progresso che avanza
ormai a passo spedito nel corso dell’Ottocento, i processi di massificazione,
con la quantità che prevale sulla qualità, con la produzione in serie e
l’omologazione che fanno svanire il particolare. Tutto ciò, secondo il filosofo
danese, ha portato l’uomo ad essere schiavo del suo tempo e ad aver perso tutte
quelle particolarità che lo contraddistinguono. Da ciò si può ben capire come
la categoria più importante per Kierkegaard sia il Singolo e non la Massa.
Nella categoria di Massa, l’uomo è declassato e non sa più chi è veramente;
mentre nella categoria del Singolo, l’uomo è colto nella sua particolarità e
nella sua esistenza, insomma nella sua essenza.
SCIENZE: VULCANESIMO
I VULCANI
“Lontano, ad almeno quaranta miglia
di distanza, videro il Monte Fato, la base immersa nella cenere e l'alto cono imponente
avvolto dalle nubi. I suoi incendi si erano calmati, ed esso ne covava le
ceneri ardenti, minaccioso e pericoloso come una belva addormentata.“
Per vulcanesimo intendiamo: la risalita dall’interno della
terra di materiali rocciosi allo stato fuso, mescolati a gas e vapori, tutti ad
alte temperatura, che una volta giunti in superficie, si raffreddano
rapidamente e si solidificano oppure si disperdono nell’atmosfera.
STRUTTURA DEI VULCANI
“Fumi abbondanti si sprigionavano
da essa, mentre quelli che si innalzavano in cielo venivano sospinti verso est,
e grandi nubi scivolavano lungo i suoi pendii spargendosi sul piano.”
Edificio vulcanico:
- Avente un’apertura in superficie quasi cilindrica
(cratere);
- Avente delle spaccature che penetrano profondamente
nell’interno della terra e che permettono la risalita di materiale fuso.
Condotto vulcanico: mette in comunicazione l’edificio esterno
con l’area di alimentazione.
Bacino magmatico: dove ristagna il magma e da dove esso
arriva all’esterno e alimenta un eruzione.
LA FORMA DI UN EDIFICIO VULCANICO DIPENDE STRETTAMENTE DAL
TIPO DI PRODOTTI ERUTTATI:
"La Montagna si avvicinava
sempre di più, e ad un tratto, quando levarono lo sguardo, la videro
giganteggiare di fronte a loro: un'immensa massa di cenere, detriti e pietra
bruciate, in mezzo alla quale si ergeva un ripido cono."
- Vulcano
strato
Si ha quando, in un vulcano, fasi di effusioni laviche si
alternano con periodi di emissioni esplosive di frammenti sminuzzati di lava,
che si depositano poi intorno al cratere dando origine alle piroclastiti.
L’edificio che ne risulta assume genericamente la forma di
cono, costituito dall’alternanza di strati di lava e di piroclasti.
- Vulcano a
scudo
Si ha quando i vulcani presentano un edificio di forma
appiattita (come i vulcani delle Hawaii e Islanda), è dovuta invece alla
notevole fluidità delle lave eruttate, in grado di scorrere per molti
chilometri in larghe colate, prima di consolidarsi.
Gli episodi esplosivi sono assenti.
I VULCANI SI CLASSIFICANO ANCHE IN BASE AL TIPO DI ERUZIONE:
“Finalmente si udì un rombo che
crebbe sino a divenire un boato ruggente; la terra tremò, la pianura si sollevò
scricchiolando e l’Orodruin oscillò, la sua cima spaccata vomitò fiumi di
fuoco.”
I fattori che più direttamente influenzano il tipo di
attività vulcanica sono:
- viscosità
del magma in risalita;
- il contenuto
in aeriformi.
Attività effusiva dominante:
- Eruzione di
tipo Hawaiano
- Eruzione di
tipo Islandese
Attività effusiva prevalente:
- Eruzione di
tipo Stromboliano
Attività mista (effusiva ed esplosiva):
- Eruzione di
tipo vulcaniano
- Eruzione di
tipo pliniano
- Eruzione di
tipo peleano
venerdì 14 giugno 2013
VETRELLA «SERVIZIO RIMARRÀ PUBBLICO»
Sfiorata la privatizzazione per
l’Eav: indetto nuovo bando di gara per l’affidamento
ISCHIA – Riesplode il caso Eav. La società napoletana,
il cui fallimento fu dichiarato nello scorso mese di novembre con la sentenza
n° 308/2012 emanata dal Tribunale di Napoli, ha rischiato la privatizzazione,
con tutte le conseguenze del caso. Ad ottenere il fitto della società avrebbe
dovuto essere la Clp, unica azienda (ovviamente privata) che, all’atto
dell’apertura delle buste per l’affidamento – avvenuta lo scorso 6 giugno –,
aveva avanzato regolare proposta alla Curatela fallimentare dell’Eav s.r.l.. Quest’ultima
ha deciso però di non attribuire il fitto alla Clp. Prima di questa decisione,
tuttavia, diverse sono state le proposte avanzate per evitare il definitivo
default del trasporto pubblico su gomma isolano. In particolare si segnala
quella del consigliere ischitano Ciro Ferrandino, il quale ha proposto alla Curatela
fallimentare di riaprire i termini di affidamento, in modo tale da consentire
ad altre aziende del trasporto pubblico di formulare proposte concrete per il
fitto dell’Eav. Il caso ha turbato e non poco le sei municipalità, i cui
rappresentanti si sono riuniti nella tarda mattinata di lunedì presso la sala
consiliare del Comune di Ischia. Al consiglio straordinario convocato dal
presidente Gianluca Trani hanno preso parte anche il neo sindaco di Forio
Francesco Del Deo, Giuseppe Zabatta per Casamicciola e Daniele
Trofa per Rosario Caruso. Ai lavori del consiglio ischitano – uno dei più
celeri degli ultimi mesi – erano presenti anche alcuni dipendenti della Eavbus,
accompagnati dai rappresentanti sindacali Michele Cava e Pasquale Di Iorio. Al
termine del consiglio-lampo, i quindici membri del civico consesso presenti
hanno deliberato all’unanimità un testo nel quale si inquadra sinteticamente la
grave situazione in cui versa il trasporto pubblico sull’isola di Ischia a
seguito della procedura fallimentare della EAV Bus srl. Si è disposto, dunque,
che «corrisponde all’interesse pubblico,
sotto il duplice profilo del mantenimento di un efficiente ed efficace livello
di organizzazione del servizio, nonché della salvaguardia dei livelli
occupazionali, la gestione da parte di società pubblica del servizio di
trasporto». Pertanto il consiglio presieduto dall’ing. Giuseppe Ferrandino ha
richiesto «al Curatore fallimentare della
EAV Bus srl nonché al Giudice designato per la procedura fallimentare (…)
la immediata riapertura dei termini per la presentazione di ulteriori
offerte per l’affidamento in gestione del complesso aziendale dell’impresa Eav
bus s.r.l. al fine di consentire la partecipazione delle società
pubbliche interessate alla gestione del servizio (…)». Al termine dell’incontro,
attraverso un comunicato stampa, il consigliere Ciro Ferrandino ha commentato
con soddisfazione «Come previsto dal
sottoscritto l’atto va contro la privatizzazione dell’azienda e contro la
diminuzione dei livelli occupazionali (escludendo anche qualsiasi forma di
mobilità). Importante la presenza dei Lavoratori, del Sindaco di Forio Del Deo
e dei rappresentanti degli altri comuni». Intanto l’Assessore Regionale ai
Trasporti Sergio Vetrella, nel corso di un vertice tenutosi lo scorso 7
giugno presso gli uffici della Regione, in un documento siglato da tutti i
sindacati interni alla Eavbus, «auspica
fermamente che l’Eav SRL presenti, da sola o eventualmente anche in A.T.I. con
altra Azienda pubblica, una offerta competitiva», oltre a manifestare la
propria disponibilità «nel recepire le
istanze dei Sindaci (…), assicurando l’adozione di ogni atto (…) per garantire
il mantenimento della gestione pubblica del Trasporto». Nel frattempo, poco
prima di andare in stampa, apprendiamo che il giudice fallimentare ha prorogato
il bando di gara per l’affitto del ramo d’azienda dell’Eavbus, su richiesta del
collegio dei curatori. Il bando di gara prevede che, al termine del contratto attualmente
in atto con il gruppo Eav (che scadrà il prossimo 30 giugno), sia un altro
soggetto a subentrare nella gestione dell’azienda. Speriamo che gli sforzi
profusi nell’interesse delle comunità di Ischia e Procida e, più in generale,
dell’intera Regione, possano trovare concreto e celere riscontro, e non
perdersi nei meandri della sempre più soffocante e farraginosa burocrazia
campana. Francesco Castaldi
mercoledì 5 giugno 2013
DELLA SETA E ZUCCONI: UN CONDONO "MASCHERATO"
A pochissime ore dalla
presentazione del disegno di legge ideato dal Movimento 5 Stelle di Ischia, che
nella redazione del testo si è avvalso della competenza in materia
dell’avvocato Bruno Molinaro, subito è deflagrata la polemica sul web.
Fonti
vicine al Movimento asseriscono in un breve comunicato apparso sul sito
dell’Huffingtonpost che «Il documento
presentato ad Ischia non è riconducibile direttamente al Movimento 5 Stelle».
Il testo – si legge sempre nella nota – «non
è stato recepito in nessun disegno di legge. L'unica proposta di legge ufficiale
del Movimento contro il consumo di suolo
va anzi nella direzione opposta».
Sempre sulle colonne
della versione italiana dell’ Huffpost,
testata online diretta dalla giornalista sarnese Lucia Annunziata, è apparso un
articolo che non lascia spazio alle interpretazioni. Nell’incipit si afferma,
in maniera britannicamente essenziale, che “Davanti
al dramma dell'abusivismo edilizio in Campania, anche il Movimento cinque
stelle deve fare i conti con la realpolitik. Non lo chiamano condono, ma il
testo del disegno di legge, illustrato oggi ad Ischia nel
corso del forum organizzato dal M5s locale su
"rivalutazione del patrimonio immobiliare esistente e la risposta 5 stelle
all'abusivismo edilizio" è inequivocabile: "Riabilitazione degli
edifici realizzati entro il 30 settembre 2004 con sospensione dei procedimenti
amministrativi e giurisdizionali anche nelle aree soggette a vincolo paesistico”.
Commenti decisamente poco benigni giungono da decine di internauti, tutti coesi
nell’affermare che la proposta dei “nostri” grillini e dell’avvocato Molinaro
altro non sarebbe che il subdolo tentativo di realizzare un condono
“mascherato”. Circostanza, quest’ultima, smentita dallo stesso Molinaro, che
parla di un mero «ravvedimento operoso
del trasgressore». Opinioni simili sono state espresse dagli attivisti
isolani ed anche dall’ on. Angelo Tofalo e dal Vicepresidente della Camera dei
Deputati Luigi Di Maio, che hanno sottolineato che questa proposta di legge
sarà portata in Commissione Ambiente ed eventualmente sottoposta al giudizio
delle Camere. Intanto prosegue incessante il dibattito in rete, che vede
coinvolti anche politici e giornalisti noti al grande pubblico. In particolare
tengono banco le considerazioni – decisamente poco lusinghiere – del senatore
del PD ed ex presidente nazionale di Legambiente ( carica ricoperta dal 2003 al
2007) Roberto Della Seta, che sul suo profilo Twitter @robdellaseta scrive «Ecco il #condono edilizio in salsa
#5stelle: lo chiamano “ravvedimento operoso” http://t.co/ZxbqoaPQBZ via @HuffPostItalia».
Sulla stessa linea di pensiero si muove anche il giornalista e scrittore
bastigliese Vittorio Zucconi che, sempre sul social network creato da Jack
Dorsey nel 2006, afferma in maniera pungente «Il condono edilizio del grillini a Ischia si chiama pudicamente “ravvedimento
operoso”. Una Cena Elegante 2.0.http://t.co/gEWhZtXyxT».
Indubbiamente
il protocollo grillino e il relativo disegno di legge, ad un’analisi più
attenta e meditata, presentano alcuni punti che destano non poche perplessità.
Non è infatti del tutto chiaro dove e secondo quali modalità s’intende
prelevare le risorse indispensabili per attuare le disposizioni di questa
legge. Tuttavia è utile sottolineare che il testo promosso dal gruppo 5 stelle
locale sarà ovviamente oggetto di una seria e scrupolosa analisi, e che
eventualmente sarà modificato in alcune parti per meglio conformarsi al vigente
apparato legislativo in materia di abusivismo edilizio. Nel frattempo,
piuttosto che cinguettare in maniera polemica, consigliamo al senator Della
Seta, membro della Commissione Ambiente,
di leggere con attenzione il testo proposto e di lavorare seriamente
alla fattiva risoluzione dell’ impellente piaga della cementificazione del
territorio, problematica che da decenni avvelena il nostro paese. Francesco Castaldi
M5S ISCHIA: BASTA AL CEMENTO!
Si è svolto nel corso
della giornata di sabato 1° giugno, presso la sala Aragonese dell'Hotel Re
Ferdinando di Ischia, un Urban Forum, promosso dal Movimento 5 Stelle
Isola d’Ischia, dal titolo “Rivalutazione del patrimonio immobiliare esistente:
la risposta 5 stelle all'abusivismo edilizio”.
L’evento, che ha registrato una
scarsa affluenza di cittadini e, soprattutto, di amministratori locali, in
barba ai numerosi accrediti ricevuti dall’ufficio stampa del M5S curato da
Walter Lutzu, è stato tuttavia impreziosito dalle autorevoli presenze degli on.li
Luigi Di Maio e Angelo Tofalo, rispettivamente Vicepresidente della Camera dei
Deputati e membro della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici,
dall’architetto Sandro Petti, da Giovanni D’Angelo, a.d. Fortuny Agua Italia e
dal geologo Bartolomeo Garofalo (che, non potendo essere presente all’incontro,
ha inviato un videomessaggio). La mattinata è stata
contraddistinta dalla presentazione del protocollo (che potete leggere
integralmente su www.movimentoischia.it)
avanzato dal M5S, che è stato presentato nel corso degli interventi degli
attivisti Mario Goffredo, Davide Iacono e Antonello Iacono.
Il Forum, primo del
genere organizzato sulla nostra isola, è stato trasmesso in diretta streaming
anche su LaCosa, il web channel del Blog di Beppe Grillo. Successivamente largo
spazio è stato riservato alle impressioni e alle domande dei cittadini
intervenuti al convegno. Unico amministratore isolano presente fin dal mattino
è stato il neo consigliere di minoranza foriano Domenico Savio seguito, nel
pomeriggio, dall’altro membro dell’opposizione, il socialista Vito Iacono. Nel
corso del primo pomeriggio, dopo un lauto buffet, gli attivisti Goffredo ed
Iacono hanno consegnato ai due deputati il disegno di legge in materia di
abusivismo edilizio, redatto dal noto avvocato cassazionista ischitano Bruno
Molinaro, che nella sua relazione pomeridiana ha enucleato i punti salienti presenti
nel testo. Di Maio e Tofalo, all’atto della consegna del disegno di legge (che
consta di dodici articoli), hanno lodato l’iniziativa “partita dal basso” dichiarando,
inoltre, che ben presto la proposta grillina verrà discussa dalla Commissione
VIII (di cui Tofalo fa parte) ed opportunamente privata di eventuali vizi normativi.
Ma qual è il contenuto della proposta di legge presentata dai grillini?
Cerchiamo di fare chiarezza. Secondo l’art. 1, “La presente legge è finalizzata a riabilitare, attraverso il
ravvedimento operoso del trasgressore, gli edifici destinati o da destinare ad
uso residenziale e realizzati entro il 30 settembre 2004 in assenza di permesso
di costruire (…) e senza che sia stata rilasciata autorizzazione paesaggistica
(…)”. Proseguendo si legge inoltre che questa legge “è finalizzata all’effettivo contrasto del fenomeno dell’abusivismo
edilizio e alla negazione del condono (…), nonché [alla] tutela [del] paesaggio”. Se il disegno
venisse tradotto in legge dello Stato, sarebbe possibile effettuare la “riabilitazione e (…) la revoca delle
sanzioni demolitorie e ripristinatorie, amministrative e penali, solo a
condizione che sia stata accertata l’esecuzione, da parte del trasgressore (…),
di opere di prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico, di bonifica, di
messa in sicurezza permanente, nonché interventi di bioedilizia, di
potenziamento dell’efficienza energetica e di risparmio delle risorse idriche
(…)”. Aspetto davvero innovativo è contenuto nell’art. 11, dove si legge
che “le opere abusive non possono formare
oggetto di successione ereditaria o di disposizione testamentaria o di legato”.
Rilevantissimi risultano essere anche gli artt. 5 e 6. Il primo afferma che, in
ottemperanza al decreto n° 256/2010, “Le
giovani coppie possono accedere a finanziamenti agevolati per sostenere le
spese necessarie alla riabilitazione degli edifici ad uso residenziale”.
Nel secondo, invece, si apprende che gli interventi riabilitativi non possono
essere effettuati su edifici “superiori
alle dimensioni di 130 metri quadrati di superficie utile abitabile, per
singola unità immobiliare, esclusi i locali accessori e le pertinenze (…)”.
Una proposta, quella presentata dai 5 stelle isolani che, benché possa
suscitare qualche legittimo dubbio e non sia affatto la panacea di tutti i mali
causati dalla scellerata e progressiva cementificazione del nostro territorio,
rappresenta sicuramente un apprezzabile tentativo di cooperazione tra cittadini
ed istituzioni. Francesco Castaldi
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